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Trio Chimera – 2 luglio 2026

Trio Chimera – Giorgio Lucchini, violoncello; Stefano Raccagni, violino; Marta Ceretta, pianoforte

2 luglio 2026, 19.45 – Nuoro, Spazio Ilisso

Terzo appuntamento della stagione concertistica dell’Ente Musicale di Nuoro con il Trio Chimera: Marta Ceretta, pianoforte, Stefano Raccagni, violino, Giorgio Lucchini, violoncello. In programma musiche di Haydn, Beethoven, Brahms.

Trio formato da giovani interpreti non ancora trentenni, nasce nel 2023 all’Hochschule der Künste di Berna, dove consegue il Master Specialized in Musica da Camera. In Italia studia con il Trio di Parma e con il Quartetto di Cremona. Dal 2023 si perfeziona con Henk Guittart (Quartetto Schoenberg) e nello stesso anno è ufficialmente ammesso all’Accademia Europea di Musica da Camera (ECMA).
L’ensemble si è distinto in contesti come il Concorso Internazionale di Musica da Camera Filippo Nicosia, il Concorso Internazionale Luigi Nono di Torino, Lancaster International Piano Festival Competition (USA), Busan International Chamber Music Competition in Sud Corea, il Concorso Alberto Burri, LFN International Chamber Music Competition. Si è esibito in molte sale europee, tra cui l’Auditorium del Conservatori del Liceu di Barcellona, il Palacio de Abrantes di Madrid, la sala Nádor terem di Budapest, l’Espace Maurice-Fleuret del Conservatoire National Supérieur de Musique di Parigi e il Palazzo dei Granduchi di Lituania di Vilnius, e anche al di fuori dell’Europa.
Il Trio Chimera si esibisce a Nuoro in quanto è uno dei vincitori del Premio Giangrandi Eggmann dello scorso anno: con questo evento si consolida la collaborazione con il prestigioso premio internazionale che ricorda i maestri Renato Giangrandi e Arlette Eggmann.

Se questo programma avesse un titolo, sarebbe probabilmente “maestri e allievi”. Non che Brahms abbia direttamente studiato con Beethoven (per banali ragioni di cronologia), ma se si può parlare in musica di padri spirituali, un ottimo esempio è proprio il rapporto di Brahms con il suo illustre predecessore. L’avvicinamento del compositore amburghese ai grandi generi musicali marchiati storicamente dalla mano di Beethoven è stato molto faticoso. Così, per esempio, nel caso della sinfonia e del quartetto d’archi. Più libero invece il rapporto con il trio pianoforte-archi, mediato dalla presenza dello strumento a tastiera di cui Brahms era un favoloso esecutore. Il terzo Trio op. 101 costituisce l’ultimo lavoro di sintesi che Brahms dedica a questo genere, e con cui dimostra la stessa capacità di condensare e controllare la forma che tanto invidiava ai lavori maturi di Beethoven.
Per quanto riguarda invece Haydn e Beethoven, nel loro caso il rapporto didattico è sicuro e accertato. L’op. 1 di Beethoven rappresenta proprio uno dei frutti del suo lavoro di studio con “papà Haydn”, e in particolare il terzo Trio in do minore è una punta di pancia provocatoriamente scagliata tanto al maestro – che infatti non apprezzò – quanto al pubblico viennese. Qui Beethoven dismette gli abiti del dotto e garbato giovane musicista, lanciandosi martellante verso territori inesplorati.
Difficilmente poteva apprezzare un esito simile Haydn, che a metà degli anni ’90 del secolo XVIII aveva già superato la sessantina. Bisogna però ricordare che è proprio negli anni dei due viaggi di Haydn a Londra (1790-1795, periodo a partire dal quale nascono i suoi più bei trii) che i giornali lo definirono come il più illustre “maestro di dottrina” musicale in Europa. Insomma, non bisogna lasciarsi abbagliare dalla superficie sonora raffinata e accogliente del suo Trio: dietro ogni inciso si nasconde la più solida coscienza retorica e compositiva.

Biglietto di ingresso 8 euro, ridotto 5 euro.

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